VIA CASSIN, TORRE TRIESTE, M. CIVETTA

GIORNI DI ESAME

È settembre 2016 e sono insieme a tutti i miei compagni di corso in un albergo ad Alleghe, dove ci siamo dati appuntamento anche con gli istruttori per l’esame di roccia.
L’atmosfera è la solita ad ogni nostro incontro, allegra, chiassosa e goliardica, come solo un gruppo di una trentina di alpinisti “bistecconi” come noi può creare.
C’è chi ride, chi urla, chi beve tazze di grappa e chi si ingaggia con qualche donzella nei paraggi, insomma la solita storia.
La Prima giornata di esame è finita dignitosamente, dopo aver salito la classicissima e bellissima via Costantini-Apollonio in Tofana e dopo un bel bagno in piscina con annessa sauna in albergo.
Come ogni sera dopo cena Carlo Gabasio, Istruttore e direttore del corso ci convoca nella saletta di fianco il bar dell’albergo per assegnarci la salita del giorno seguente.
Anche quest’anno sono in gruppo con Berry e Perottino, due ragazzi di cuneo che mi hanno adottato come cuneese ad honorem, visto che anche in formazione sono stato in gruppo con loro e abbiamo scalato insieme per una decina di giorni circa.
In questa settimana è previsto bel tempo e caldo, quindi sapevamo che gli istruttori ci avrebbero assegnato vie lunghe e impegnative, e a noi toccherà per il giorno successivo la mitica via Cassin sulla Torre Trieste del Civetta. Pazzesco, da non crederci, è una di quelle vie che volevo fare da tanto tempo, sono super contento di poterla fare con dei soci forti come loro e l’istruttore Davide Alberti (presidente del collegio guide Veneto), il più simpatico che ho incontrato durante il corso, anche se in effetti avrei preferito farla per conto mio piuttosto che in esame.
Il giorno dopo, alle 4.00 del mattino, ancora insonnolito mi trascino verso l’ingresso dell’albergo, dove incontro il mitico Vincenzo Raveschietto, altro storico istruttore del corso guide, che sta aspettando i suoi allievi per andare sulle Tre Cime di Lavaredo. Nel frattempo arriva all’appuntamento anche il resto della ciurma.
Montiamo in macchina e ci portiamo al parcheggio della Capanna Trieste, iniziamo l’avvicinamento con il buio e le frontali in testa ed arriviamo all’attacco della via alle prime luci del giorno.

l’itinerario, gia nei primi tiri, seppur facili, ci fa capire che non si scherza, la roccia è a tratti friabile e integrare le poche protezioni presenti e abbastanza difficile, ma arriviamo al primo dei due tiri dure della via indenni.
Questa lunghezza, la settima per la precisione, è un traverso orizzontale, abbastanza difficile da scalare in libera (io non ci ho neanche provato, ho tirato i chiodi senza neanche sentirmi troppo in colpa) lungo una trentina di metri e immaginare quel fenomeno di Cassin nel 73 scalare sugli stessi appigli dove sono attaccato io è un’emozione indescrivibile.
La via per la prima metà, quindi fino alla cengia mediana, l’ha tirata da primo Berry, da qui in poi tocca a me portate in cima la cordata, nel frattempo Perottino è rimasto legato con Alberto, tirando la via da primo tutto il giorno.
La fortuna è dalla mia parte, nella seconda metà ci sono i tiri più belli, la roccia diventa molto compatta e gripposa, di un colore grigio chiaro che mi fa credere di essere al Gran Sasso, a casa mia. Anche qui i tiri sono faticosi e alcuni per niente banali, si alternano fessure, dieri e muri atletici, ma per fortuna la qualità della roccia è ottima.
Arriviamo in cima alla Torre Trieste e tutti e quattro ci portiamo velocemente verso la linea di calata; non abbiamo percorso per intero la discesa classica, all’interno del canale, ma per metà abbiamo seguito le soste a fix di calata di una via moderna che ci ha riportato fino a alla cengia mediana; da lì fino alla base della parete e ai ghiaioni abbiamo ripreso la discesa classica, seguendo le soste di calata a chiodi dentro il canale. Alle 19.30 siamo al rifugio Vazzoler, dove ci aspetta l’attesissima birra, che mi sono scolato in un lampo, la cena e una bella dormita prima di ricominciare a scalare, la mattina dopo, sulla Torre Venezia per la terza giornata di esame.