TRAVERSATA INTEGRALE DELLE AIGUILLES DOREES

Sono ancora in Valle d’Aosta, quest’anno mi sembra quasi di aver preso qui la residenza; è fine giugno, fa un caldo bestiale e sono in terrazza, a casa dell’amico Riccardo, a fumarmi una sigaretta e ad annoiarmi.
Per fortuna mi chiama Guido e mi chiede se ho voglia di andare con lui, appena oltre il confine, in Svizzera.
Ha già organizzato tutto lui, tempi, viaggio , prenotazione del rifugio, itinerario da fare, relazioni da cercare… che figata non devo pensare proprio a nulla! Andremo a fare la traversata integrale delle Aiguilles Dorées.
Sono contento perché sarebbe la prima volta che visito quella parte delle Alpi. Di solito cerco sempre di evitare di passare il confine in quella direzione, se devo stare in giro a scalare per più di un giorno, perché si spendono sempre un sacco di soldi in Svizzera, ma in effetti ne vale la pena.
Venerdì mattina Guido passa a prendermi al parcheggio dell’Alpstation di Aosta, da lì andiamo verso il traforo del Gran San Bernardo, e passando per Martigny arriviamo al parcheggio della seggiovia della Breya, sulla quale saliamo appena dopo aver fatto gli zaini.
Iniziamo a camminare e con tutta calma, dopo un merenda alla Cabane d’Orny, arriviamo alla Cabane du Trient, in 3.30 h circa.
Il rifugio è davvero molto bello e curato, anche se gestito da un personaggio abbastanza antipatico, ci riposiamo e ci rifocilliamo per bene aspettando l’alzataccia del giorno dopo (per digerire il mappazzone di riso e pollo al curry che ho mangiato quella sera ci avrò messo almeno 3 giorni).
Il giorno successivo ci alziamo presto, alle 5.00 siamo già all’attacco della cresta e velocemente raggiungiamo la Brèche Crettez, seguiti da una guida inglese con due clienti; la prima parte è ben attrezzata, facile da trovare ed ha la possibilità di scendere, appena arrivati al Couloire Copt, seguendo una linea di 4 calate che riportano al ghiacciaio, infatti è la parte di traversata più frequentata, da qui in poi solitamente è difficile vedere qualcuno continuare per la traversata integrale; la guida stessa e i suoi due clienti sono riscesi subito per la via di fuga.

Da qui l’itinerario diventa sempre meno evidente, ma mai pericoloso (compreso il tiro di V prima dell’Aiguille Sans Nom) fino al superamento della Tête Biselx, oltre la quale, per un tratto di circa 150/200m, la roccia diventa davvero brutta e pericolosa e necessita molta attenzione e parsimonia; questa sezione ci ha stressato molto, perche la progressione è davvero scomoda, c’è fango e diversi massi e lame poggiate, che inspiegabilmente rimangono in piedi, e la proteggibilità è molto scarsa.
Come se non bastasse, proprio quando arriviamo nei pressi della linea delle calate, dopo l’Aiguille de la Varappe, arrivano dei bruttissimi nuvoloni neri, l’aria intorno si fa subito gelida, cupa e per di più carica di elettricità; tutti i ferri che abbiamo addosso iniziano a sfrigolare e Guido non riesce nemmeno a toccare i fix della prima sosta di discesa. All’istante abbiamo messo dentro gli zaini tutta l’attrezzatura di metallo non indispensabile in quel momento, e cerchiamo subito di scendere per allontanarci il più presto possibile dal filo di cresta.
Troviamo qualche piccolo intoppo nel cercare le varie soste di calata, poichè alcune non sono molto evidenti da identificare, ma alla fine tra una peripezia e l’altra riusciamo e rimettere piede sul ghiacciaio e a rimetterci in marcia per tornare indietro al rifugio, dal quale soddisfatti, riguardiamo la lunghissima cavalcata e dove ci rilassiamo; il giorno dopo ci aspetta solo una via plaisir corta e facile vicino il rifugio, e il riorno alla macchina.