SENZA ORARIO E SANZA BANDIERA

DEDICATA A JOE MAZZA

CORNO GRANDE, VETTA OCCIDENTALE, PARETE EST
Roberto Iannilli, Andrea Imbrosciano (29.9.1990)
225m, 8 L, 7a ? (6c e A0 ob.) RS2+

Ora che ci penso, esclusa la falesia, credo proprio di non essermi mai legato con Simone, è la prima volta, e beh mi pare sia andata benone; ogni tanto proviamo ad organizzarci ma facciamo entrambi due vite un po' caotiche e non siamo mai riusciti ad incastrarci.
Mi Scrisse lui proponendomi di andare a ripetere la via BEPPE ALDINIO o COMPAGNI DAI CAMPI E DALLE OFFICINE, entrambe sulla parete est della vetta occidentale del Corno Grande, ma di due stili completamente diversi. La prima è una via di stampo più classico che passa per una grande diedro verticale e dall'aria molto "faticosa", la seconda invece é di stampo ben più contemporaneo che costringe a l'aid climbing new age più difficile di tutto il gruppo del Gran Sasso (A4 che tra l'altro non ha mai avuto una ripetizione). Insomma una all'opposto dell'altra, allora io ho rilanciato con una via di mezzo proponendogli SENZA ORARIO E SENZA BANDIERA (dedicata a Joe Mazza), una via di stampo moderno, dove si alternano obbligatori impegnativi fino al 6c/6c+, pendoli e passi in A0 su roccia ottima ma che a tratti richiede attenzione.
Ci avete fatto caso che tantissime vie di Roberto Iannilli hanno una dedica? Io questa cosa l'ho notata e mi piace moltissimo, magari non ne conosco sempre il significato, ma mi fa capire chiaramente che quell'uomo non andava in giro ad aprire vie per sport o per collezionismo, ma perché aveva qualcosa da dire, a se stesso e ad altri, e l'alpinismo era il suo modo di esprimerlo. Io di solito quando scelgo una via da ripetere, sono più attratto dalla storia che c'è dietro (alpinistica e non) più che da altro.
L'arrampicata è tendenzialmente in placca verticale, protetta da chiodi e spit piantati a mano, molto articolata e davvero mai banale, nemmeno nei tiri più facili.
A mio avviso, le relazioni di questa via sono tutte sotto gradate e ad ognuno degli 8 tiri della via si può aggiungere almeno mezzo grado se non di più e quindi non bisogna assolutamente sottovalutarli durante un'eventuale ripetizione.
Il giorno prima decidiamo di andare già a dormire nel mio furgone, nel piazzale di campo imperatore, dopo aver bevuto e cenato a L'Aquila da JU BOSS. La mattina ci svegliamo e ci prepariamo la colazione, con calma prepariamo gli zaini e ci incamminiamo per le 7.30 circa e, dopo aver raggiunto il Sassone e attraversato la prima parte di ferrata che porta al bivacco Bafile, raggiungiamo la base della parete alle tra le nevi sopravvissute dall'ultimo inverno.

Alle 9.30 Simone attacca il primo tiro e arriva veloce in sosta.
Il sencondo tocca a me, è uno dei tiri di 7a, ma l'abligatorio non è altissimo, le difficoltà più alte si evitano grazie ad un pendolo e anche questo lo portiamo su senza perdere troppo tempo.
Il terzo è uno dei tiri sottovalutati nella relazione, e Simone viene preso alla sprovvista (ma anche io quando l'ho salito da secondo), infatti non siamo proprio due razzi in questi 20m.
Tocca a me e siamo al quarto tiro; i primi metri sono molto esaltanti, si sale per una fessura per poi  abbassarsi e traversare nettamente a destra su placca molto delicata, fino ad uno spit (la placca si può eventualmente evitare con un altro pendolo), da qui si sale in A0 per raggiungere una fessura non diffice che porta ad un altra placca dove si affronta il passo chiave. Sulla relazione c'è scritto 7a oppure 6b e A0 obbligatorio, io rilancio l'obbligatorio a 6c come minimo per passare da uno spit all'altro. Qui perdo molto tempo per capire come passare (visto che oltre tutto non ho con me nemmeno un cliff o una staffa) ma alla fine ne vengo fuori e raggiungo la cengia dove trovo la sosta. 
Il quinto e il sesto tirosono più semplici ma comunque non banali.
Siamo al settimo, vado io da primo e mi aspetta il tiro più bello dell'intera via, una placca all'inizio verticale e poi appoggiata, fatta di roccia perfetta, monolitica, con un grip incredibile, dove si scala cercando la sequenza di buchi che, con vari "su giù destra sinistra" permette di salire lentamente verso l'alto.
L'ottavo e ultimo, anche questo in placca, porta alla cengia sulla quale termina la via (peccato ci avevo preso gusto).
Oramai dobbiamo solo traversare a sinistra per raggiungere lo spigolo sud-est e quindi raggiungere la vetta.
Sono le 17.00 e sistemiamo velocemente gli zaini, ci facciamo un selfy e scendiamo giù, rilassati e senza fretta scendiamo verso il parcheggio.
Sono le 19.30, raggiungiamo il furgone e riaccendiamo i cellulari per guardare sconcertati i 64.872 messaggi che ognuno di noi nel frattempo aveva ricevuto. Ci cambiamo, io mi fumo con calma una sigaretta e affamati ripartiamo con destinazione OLIMPIA, una spaghetteria di Roma, vicino l'ippodromo di Capannelle, dove le porzioni di pasta potrebbero andare bene per tre persone, e che sono talmente grandi che devono essere servite nei piatti con i quali solitamente si servono le pizze.
PER LA RELAZIONE SCRITTA RIFARSI ALLA GUIDA CAI-TC GRAN SASSO