RIFORMA AGRARIA

È una sera di agosto e Massimo, Giulia ed io siamo appena arrivati a Prati di Tivo (tanto per cambiare) questa volta l’idea è di andare sull’Anticima, ma ancora non sappiamo per quale via.
Montiamo la tenda, con in fornello prepariamo una pasta al pomodoro e mentre mangiamo discutiamo sul da farsi.
Massimo ha una bella idea ,come al solito, andare a ripetere la “Riforma Agraria”.
È stata aperta dal grande Tiziano Cantalamessa nel 1983 e ripeterla con Massimo Marcheggiani è sicuramente una grande esperienza; è stato suo compagno di cordata storico e suo grande amico, non che primo ripetitore della via nel 1985, in solitaria; insieme hanno scalato vie un po’ in tutto il mondo, sugli Appennini, sulle Alpi, in Patagonia, in Himalaya … e sul Gran Sasso, proprio su questa parete ci hanno passato una buona parte della loro vita da alpinisti, insomma due veri figli del Paretone!
Decidiamo di partire con calma prendendo la prima funivia alle 8.30.
Dopo il Passo delle Scalette molliamo il sentiero, e ci portiamo sulla cengia dei fiori (che è l’accesso a tutto quella zona del Gran Sasso.
L’avvicinamento è complesso e pericolo, Giulia non c’era mai stata, io ci sono stato solo un paio di volte e Massimo saranno stati 10 anni che non si infilava in quel posto, quindi non siamo andati proprio spediti; all’attacco della via infatti siamo arrivati alle 12.00, dopo due tiri di corda, tratti in conserva sulla cengia, e due calate in doppia.
I primi 150 m della via scorrono veloci, la roccia è buona, l’arrampicata è facile e si trova anche qualche chiodo degli apritori. I Problemi sono venuti dopo.
Per gran parte dello sviluppo la via presenta una roccia davvero sgradevole che, a tratti, si presenta slavata, liscia e senza grip, a causa del ghiaccio invernale, oppure viene sostituita da terra, polvere ed erba, in effetti non è proprio una bella via da consigliare, ce ne sono sicuramente di molto più belle su questa parete, ma qui l’avventura è assicurata!
La relazione che avevamo (credo oltretutto una delle pochissime se non l’unica esistente) non è per nulla precisa ed esaustiva e quindi non sono sicuro che siamo riusciti a seguire alla lettera tutto l’itinerario, che oltretutto è sicuramente mutato nel tempo a causa di qualche piccolo crollo qui e lì lungo la parete, ma sicuramente in grandi linee ne abbiamo intuito e seguito il senso generale.

Non andiamo per nulla spediti nemmeno qui, l’arrampicata è scomoda, non è per nulla facile proteggersi perché le fessure sono spesso piene di muschio e i chiodi spaccano la roccia e soprattutto perché ci ritroviamo in continuazione a sbagliare e a dover tornare indietro per correggere la linea,
Nonostante tutto procediamo sempre decisi mantenendo sempre il morale alto; io tiro da primo, Massimo comunica sempre con me per aiutarmi a ricercare la via e Giulia fa una foto più bella dell’altra con la sua reflex. Oramai scaliamo insieme da un po’ , siamo un trio collaudato.
Riusciamo alla fine a ricongiungerci in alto alla via “Alletto-Mario-Caruso” dalla quale usciamo via con due tiri da 60 m su II e III grado ritrovandoci sul filo di cresta, sopra i ghiaioni dell’anticima nord.
Sono oramai le 7.00 di sera e velocemente riassettiamo gli zaini, scendiamo la ferrata Ricci, e arriviamo al rifugio Franchetti alle 8.00, dove Luca Mazzoleni, con la solita meravigliosa ospitalità che lo contraddistingue, prepara in pochissimi minuti un’ottima cenetta e poi anche un letto a testa per passare la notte, ricavato nel poco spazio che gli rimaneva visto che il rifugio era pieno.
Insomma anche questa è andata… quando sono uscito in cima ero talmente stufo di quella parete così poco invitante che mi sono ripromesso di non tornarci più, ma ora la giornata è finita e sto già pensando a quale altra bella via andare a ripete sul quel versante, uno dei più severi, isolati e lontani del Gran Sasso.