LA PRIMA (DIS)AVVENTURA

VIA DELLE VARIANTI, PIZZO DEL DIAVOLO

Poche settimane fa è arrivata la conferma, dal comune di Montemonaco, che arriveranno i fondi per ristrutturare i danni che ha subito la casa, che la mia famiglia possiede nella frazione di Foce (Parco dei Monti Sibillini) in seguito al terribile terremoto del 2016. Già pregustavo il momento in cui avrei potuto varcare la soglia d’ingresso, accendere il camino e stare lì giorni e giorni in full immersion per scalare su Pizzo del Diavolo.
E invece ora mi ritrovo chiuso in casa perché un virus, ha fatto in pochissime ore il giro del mondo, mettendo k.o. il sistema sanitario globale. Realizzare che un qualcosa di così piccolo, fragile e per giunta inanimato sia riuscito a piegare l’intero pianeta mi fa salire il fiatone.
Allora cerco di pensare a cose belle e in queste ore di reclusione mi è venuta in mente la prima volta che ho scalato su Pizzo del Diavolo.
Avevo 18 anni e avevo iniziato da poco ad arrampicare; ero a Foce per l’appunto e nella libreria di casa trovai un libro intitolato “Guida dei Monti Sibillini” scritta da Maurizio Calibani e Alberico Anselmi, stampata nel 1983 dal CAI di Ascoli Piceno con il contributo della regione Marche.
Iniziai a sfogliarla e subito vidi che c’erano molte pagine dedicate all’alpinismo (estivo e invernale) e quindi anche le descrizioni di molte vie su Pizzo del Diavolo.
Iniziai subito a sognare.
Il versante nord di quella parete lo vedevo tutte le sere d’estate, alle 20.00, baciato dal sole per pochi minuti solo sulla parte sommitale. Ero talmente inesperto che non sapevo neanche se si arrampicasse lassù; fino a quel momento avevo visto quelle torri di calcare con gli occhi di un escursionista, mai come un alpinista.
Cercai su questo vecchio libro consumato qualche via fattibile per me, ma le relazioni erano vecchie e le vie troppe per riuscire a fare una scelta oculata, con le capacità di giudizio che avevo all’epoca.
Allora andai su internet e iniziai a cercare informazioni, finii su un sito molto bello, www.auaa.it (con gli anni ho poi scoperto che  “auaa “non era l’acronimo di nessuna sigla, ma semplicemente una tipica esclamazione in dialetto ascolano) dove si parlava dei Monti Sibillini sotto vari punti di vista (escursionistico, scialpinistico, alpinistico …), venivano recensite tutta una serie di itinerari, classificati per settori, in maniera molto chiara e semplice e ne trovai uno di nome “La via delle varianti”. La relazione descriveva una via composta dal concatenamento di varianti ad altre vie: la via Cantalamessa-Pagnini come variante al Camino Meridionale, la Gigliotti-Marchini, come variante bassa dello Spigolo Bafile, e infine lo spigolo Bafile stesso a conclusione della salita; la brevissima relazione concludeva con queste parole “Il risultato è una signora via, difficoltà sempre sul V/V+, la roccia tra le migliori del gruppo, soste attrezzate, scalata abbastanza varia. Sicuramente una 5 stelle.”
<Perfetto faccio questa qua!>
Andai subito da Davide, il mio amichetto d’infanzia con il quale giocavo da piccolo a nascondino per il paese, andavo a caccia di bisce sulla riva del laghetto, giocavo a Risico tutte le sere e camminavo per ore sui sentieri della valle. Anche lui aveva iniziato da pochissimo ad arrampicare alla Vertical Park (una delle sale boulder più di moda a Roma). Cercai di convincerlo a venire con me, gli dissi che avrei tirato da primo tutta la via, che era facilissima, che sarebbe durata poco e che avrebbe solo dovuto pensare a divertirsi e a farmi sicura. Io fino a quel momento avevo fatto qualche via di IV e V da secondo insieme a qualche mio amico più bravo, lui qualche mono-tiro in falesia con i suoi istruttori della palestra. Ero sicuro che mi avrebbe detto di no.
Invece dopo qualche tentativo lo convinsi, non so perché, a dirmi di sì, incredibile! Ancora oggi penso che solo due scemi con il giudizio di uno scoiattolo potevano pensare una cosa del genere.

Ero emozionatissimo, gli dissi di non preoccuparsi, che avrei organizzato tutto io, lui doveva solo presentarsi alle 6.00 in piazzetta con uno zaino, qualcosa da mangiare, e il necessario per arrampicare.
Passai l’intero pomeriggio a prepararmi, avevo tutto il necessario, due mezze corde prese in prestito alla sezione del CAI di Frascati, una serie di friends nuovi nuovi della Kong, un mazzetto di dadi, qualche chiodo, un martello, rinvii, fettucce cordini, moschettoni, caschetto, imbrago, scarpette … tutto.

I miei genitori non sapevano neanche che possedevo tutta quell’attrezzatura. All’epoca mi pagavano le ripetizione di matematica, una volta a settimana dal professor Foschi che prendeva 30 € l’ora; io invece di andarci una volta la settimana, ci andavo una volta ogni due settimane e mi intascavo 30€, quindi ogni 4 settimane ne facevo 60 e andavo da OUTDOOR (negozio di articoli da montagna) a comprarmi un friend, un dado o qualunque altra cosa mi servisse per fare l’alpinista (non vi dico cosa ho fatto per comprare il mio primo paio di ramponi!).

Il giorno dopo partimmo zaini in spalla e a buon passo arrivammo in 2ore  / 2 ore e mezza alla base della parete. Quel posto è sempre magnifico, i ghiaioni, i fiori, il lago di pilato, prati verdi, Pizzo Del Diavolo…
Per fortuna l’attacco è molto intuitivo da trovare. Velocissimi ci preparammo e attaccammo subito la via.
La Cantalamessa-Pagnini filò via liscia, c’è solo un ribaltamento da una piccola pancia alla partenza del secondo tiro che mi colse un po’ alla sprovvista, ma ne uscii velocemente (alla faccia del IV). Arrivammo al forcellino, dove finisce il Camino Meridionale, e attaccammo la Gigliotti-Marchini. Salì la preoccupazione, qui ci sono i tiri più impegnativi, infatti la via si fa più verticale, e l’arrampicata più faticosa; il primo tiro è un V pieno su una fessura ben proteggibile; andai incredibilmente bene anche qui (bene per quelle che potevano essere le mie capacità all’epoca), la via continua poi traversando a sinistra su rampe facili.
Arrivò il terzo tiro che si rivelò decisamente al di sopra delle valutazioni (V+), almeno a mio modesto parere. Una placca breve ma molto intensa e delicata che prima sale verticale e poi in traverso a sinistra. Esitai un po' su questa sezione, ma passai dignitosamente anche stavolta.
Da qui si prende la fine dello storico Spigolo Bafile, le difficoltà calano drasticamente. Arrampicammo più veloci, la parete si faceva sempre più appoggiata e senza rendercene conto ci ritrovammo davanti il cumulo di sassi che sta in cima a Pizzo Del Diavolo; la mia prima volta su questa vetta, credo anche per Davide, ed esserci arrivato per una via di arrampicata e non camminando su sentiero, fu una grandissima soddisfazione per me.
Finalmente tutte le mie ansie finirono, ce l’avevo fatta, ero stato bravo, non avevo fatto errori, esitazioni ridotte all’ordinario. Mi ero divertito ma ero stanchissimo, mi resi conto di non aver mai mangiato ne bevuto. Mi assalirono una fame e una sete incredibile, chiesi a Davide di passarmi qualcosa dallo zaino e lui mi rispose :<<è finito tutto!>>
<<come è finito tutto?>>
<<sì perchè?>>
Si era finito mezzo ciambellone, una bottiglia di cocacola, due panini, e mezza bottiglia d’acqua.
Ero un po’ incazzato, ma d'altronde che altro potevo pretendere in quel momento, mi misi l’anima in pace e iniziai a sistemarmi lo zaino per scendere.
Prima di ripartire per la lunga discesa verso il paese guardai l’orologio, erano le 18.00, non mi ero assolutamente reso conto che fosse già così tardi, forse non ero stato poi così bravo, come avevo percepito fino a quel momento.
Iniziammo a camminare veloci, a correre dove potevamo, sperando di non dover tornare con il buio. Nella fretta misi il piede su una teppa d’ erba umida e battei di colpo il sedere a terra, sentii uno strano rumore nelle orecchie, a metà tra un ronzio e un boato, la vista si oscurò per un attimo.
Credo di aver perso i sensi.
Davide mi rimise in piedi preoccupato, ma io gli feci cenno che stavo bene e di continuare. A quel punto ad ogni passo, lo zaino si faceva più pesante, le spalle sempre più contratte, continuai a tenere un ritmo serrato. Raggiungemmo il fondovalle, ma la strada era ancora lunga, ci volevano ancora un’ ora e mezza circa in discesa, ero stremato, non avevo molta scelta e continuai a camminare. A questo punto successe una cosa che non avevo idea potesse accadere, le palpebre si fecero pesanti, gli occhi mi si chiusero, cercai di resistere e di rimanere vigile, ma era difficile; era come se fossi al volante della mia macchina e mi fosse venuto un colpo di sonno, solo che non ero comodamente seduto sul sedile con il volante in mano, ero in piedi e cercavo di tornare a casa il più in fretta possibile. Ci misi un po’ a capire cosa mi stesse succedendo. Mi stavo addormentando mentre camminavo.
Feci di tutto per rimanere sveglio e continuare a camminare, mi misi ad urlare, a prendermi  a schiaffi in faccia, a darmi pizzichi fortissimi sulla pancia, a ruminare erba amarissima .... Andai avanti così per non so quanto, intanto iniziai a rallentare drasticamente, si fece buio. Davide guadagnò terreno e lo persi di vista, ma nonostante tutto non ero agitato e continuavo a camminare, lento ma camminavo.
Pazzesco …ero a Foce…finalmente!
Ci aspettava mezzo paese, c’erano almeno 15 persone nella piazzetta contentissimi di vederci, allo stesso tempo incazzate nere per la preoccupazione, tutti si aspettavano di vederci ritornare molto prima, ma nessuno aveva capito realmente cosa avessimo fatto.
Salutai tutti velocemente e me ne andai dritto a casa, non avevo le forze nemmeno di arrivare a letto. Mi fermai in cucina, puntai la cesta della frutta e ingurgitai credo un ventina di pesche in un baleno. Tracannai acqua direttamente dalla brocca da un litro e mezzo, la finii e mi attaccai dritto al rubinetto.
Gli occhi si chiusero di nuovo, mi accasciai sul divano… mi risvegliai alle 21.00 del giorno successivo.

 

VIA DELLE VARIANTI (PIZZO DEL DIAVOLO)
Cantalamessa-Pagnini + Gigliotti-Marchini + Spigolo Bafile
400m, VI

Materiale: una serie di friends e dadi, qualche chiodo e martello, cordini e fettucce, una decina di rinvii, mezze corde.

Avvicinamento: partenza da Forca di Presta seguendo il sentiero che porta al Monte Vettore, dopo un ora circa di cammino, arrivati al Bivacco Zilioli, seguire il sentiero che porta al Lago di Pilato.
salire i ghiaioni che portano alla base del Gran Gendarme di Pizzo del Diavolo. (1,5 ore)
Si puo partire anche da Foce di Montemonaco , sul versante opposto, seguendo il sentiero che porta allo stesso lago, ma ci voglio 2 ore almeno.

Attacco: ad un sistema di fessure, di fianco ad un caminetto, 30 m a sinistra della grotta-bivacco e 20m a destra del Camino Meridionale

Descrizione (tratta la libro “guida dei sibillini”):
salire obliquando lievemente a sinistra e continuare su saltini e cengette (40 m IV 2 ch.)
ora lievemente a destra e poi dritti, per paretine fin dove la parete si corica e, alla base di uno strapiombetto friabile, si traversa a sinistra per entrare nel Camino Meridionale, circa 30m prima del fondo ghiaioso (35m, IV).
quando sul fondo del canale inizia la ghiaia, sopra un masso incastrato, è facilmente riconoscibile una fessura verticale, sulla parete di sinistra, da qui inizia la via Gigliotti-Marchini; risalirla fino alla sua fine (20m V+ )
obliquare facilmente a sinistra su rampette erbose fin quasi allo spigolo (25 m, 1 chido alla sosta)
ora a destra su paretina fino ad un liscio scivolo che si impenna alla base di una fessura contrassegnata da chiodi in alto (15 m V).
di slancio utilizzando un appiglio alto si arriva al primo chiodo, proseguire sulla fessura fino ad un terrazzo erboso sovrastato da strapiombi(25m VI)
Evitare gli strapiombi a destra e risalire una fessura articolata (15m IV 1 ch)
traversare 5m a sinistra fino ad una fessura con caratteristica clessidra gialla, su per essa fino a terrazzino erboso a sinistra (25m V)
ci si tiene sulla destra dello spigolo per via logica fino ad incontrare lo Spigolo Bafile (IV), lo si percorre fino in vetta. (200m)

Discesa: dalla cima si prende il sentiero che porta verso il monte Redentore, raggiungere bivacco Zilioli e ripercorre il sentiero di salita.