LA PARETE NORD DELLE MURELLE

LA NATURA SELVAGGIA DELL’ABRUZZO

Sono i primi giorni di Agosto e a Roma fa davvero troppo caldo; anche andando a scalare alla falesia di Petrella di pomeriggio, a 1200 m di quota e all’ombra, si sudano 7 camice se non 8.
Fa caldo anche andando a scalare al Gran Sasso, di andare a scalare sulla nord proprio non mi va, quella parete non mi è mai piaciuta, vie corte e poco interessanti (è una mia opinione ovviamente), mentre le altre pareti sono esposte al sole, in un momento o in un altro della giornata, quindi troppo calde.
Allora chiamo Emanuele, magari lui ha un idea per risolvere il problema e, incredibile ma vero, è proprio come speravo. Mi propone un idea molto interessante, andare sulla Nord delle Murelle, nel gruppo della Majella a fare la via “Oltre il Sogno”. La parete è stata definita da qualcuno l’Eiger degli appennini, anche se secondo me è un appellativo che si addice di più alla Nord del Monte Camicia, nel gruppo del Gran Sasso. Allora in quattro e quattr’otto ci mettiamo d’accordo e decidiamo di vederci il pomeriggio successivo a La Rustica, lui avrebbe chiesto a Cristiano Iurisci, uno degli apritori, informazioni sull’avvicinamento (che è molto articolato e lungo) e sulla via, io invece avrei cercato informazioni sul web.
Ho trovato una relazione ben dettagliata scritta da Emanuele Mazzolini e un reportage di Daniele Nardi; il primo scrive R3 nella valutazione del rischio e delle protezioni, secondo me sbagliato, non è meno di R4 perché, nonostante la via sia relativamente facile, la roccia è friabile e la maggioranza delle protezioni, in molti tiri, sono quasi inutili, escludendo i fix alle soste; mentre il secondo esagera decisamente con le difficoltà tecniche, scrivendo “passo di VI+/VII-“ mentre credo superi mai il VI-, ma in una via del genere in effetti i numeri contano ben poco, quello che fa la vera differenza è l’ambiente unico in cui ci si trova.
Comunque il giorno successivo, dopo essere montati in macchina, arriviamo al rifugio Pomilio verso le 16.00, facciamo gli zaini al volo e ci incamminiamo seguendo le indicazioni che Cristiano ha dato a Emanuele, attraversiamo una morbida cresta di pini mughi, valloncini ripidi e pieni d’erba, un canyon privo di sentiero, pieno di piante di montagna di ogni genere, solcato da un ruscello di acqua chiarissima e sormontato da pareti di calcare verticalissimo; incontriamo piccoli nevai sparsi qui e lì e tanti camosci che ci scrutano dall’alto, il tutto sempre in discesa perdendo quota per un migliaio di metri di dislivello, insomma una vera meraviglia, che solo l’appennino centrale sa regalare
.

La parete diventa visibile solo all’ultimo e arriviamo alla base in 3 ore e mezzo, troviamo una angolino comodo nel prato sottostante e ci prepariamo a mangiare due cose prese in un alimentari e a dormire. La notte passa veloce, coccolati da un vento caldo proveniente dal fondo della valle e accompagnati da un cielo meravigliosamente stellato.
Al mattino ci svegliamo con tutta calma e mentre facciamo colazione guardiamo la via di Cristiano e Luca, che è molto evidente (logica che va a cercare il facile in camini rampe e diedri) e cerchiamo anche la linea della discussa, incredibile ed estrema via di un ventiquattrenne Giampiero Di Federico talentuoso e forse incosciente, che si muove su muri strapiombanti per centinaia di metri, mai ripetuta (un sogno per me, ma forse davvero troppo rischiosa).
Attacchiamo alle 8.30 e la giornata scorre liscia tiro dopo tiro, di certo la roccia e la via non sono tra le mie preferite (anzi forse l'opposto) ma l'atmosfera di questo versante è semplicemente incredibile un ambiente fuori dal mondo, immerso nella natura più autentica.
l’unico intoppo c’è stato proprio all’ultimo, quando sbagliando linea ci siamo trovati ad uscire sulle cenge sommitali per un paio di tiri non proprio banali.
Per le 15.30, arrivati alla fine, dopo una stretta di mano ci fumiamo una bella sigaretta, sdraiati sul prato, commentando qualche passaggio della giornata, rimettiamo i ferri nello zaino ed entusiasti ci riportiamo alla macchina in un paio di ore, per incontrare il nostro amico Stefano che, sapendo che eravamo dalle sue parti, ci è venuto a trovare per prendere una birra con noi, dicendoci che anche lui, la settimana successiva, sarebbe andato a ripetere lo stesso itinerario.
Ma noi siamo affamatissimi quindi ci facciamo consigliare una trattoria in zona, per mangiare costine di agnello, arrosticini di pecora e una buona bottiglia di vino, per concludere in bellezza due giorni fantastici .