IL CORAGGIO DEI VINTI (dedicata a Davide Job Bone Vacca)

Ormai tra le pareti di casa è diventato quasi un privilegio aprire una linea, visto che praticamente tutte (soprattutto quelle più importanti) sono sature di vie create negli anni, da varie generazioni di arrampicatori e alpinisti.
Trovare la possibilità di poterne disegnare una che abbia una sua logica, senza toccare lo spazio di altre, in maniera troppo invadente, richiede impegno, studio e fortuna.
Dalle guide esistenti è evidentissimo uno spicchio molto grande di roccia dove non passa nulla, tra le vie “aracnofobia” e “regina sole”, proprio al centro del secondo paretone del Circeo. È gia qualche anno che penso ad aprire una via proprio lì, ma un po' per pigrizia, un po' per mancanza di occasione, ho sempre rimandato. Un giorno di inizio inverno mi confronto con Alessio Pollini parlando di pareti, linee, progetti nelle nostre zone ed esce fuori che anche lui aveva circa la stessa idea; ovviamente non ci pensiamo due volte e ci organizziamo per andare.
Qualche giorno dopo ci troviamo a San Felice Circeo di mattina presto , prendiamo un caffè e ci portiamo al parcheggio. Iniziamo l’avvicinamento per nulla comodo (chi conosce il posto sa di cosa parlo) fatto di tracce labirintiche e quasi inesistenti, scavate principalmente dal passaggio di cinghiali, tra rovi e piante nel bel mezzo della macchia mediterranea.
Arriviamo alla base della parete e ci prepariamo per iniziare i giochi, ma veniamo interrotti in men che non si dica. Il trapano che ha portato Alessio decide di non funzionare, e quindi torniamo indietro ripercorrendo i nostri passi.
Ritorniamo pochi giorni dopo, attacchiamo la via ‘‘Regina Sole’’, aperta da Domenico Intorre (come tantissime altre vie presenti su queste pareti).
Attacchiamo il secondo tiro (il primo autonomo) andando dritti su strapiombi gialli (dove invece Regina Sole traversa verso destra). Questa volta abbiamo il mio trapano che funziona, ma che a differenza di quello di Alessio pesa molto di più. Il tiro si rivela ostico da aprire, bucare con quel coso gigante è faticosissimo e per alcuni metri sono costretto anche ad usare le staffe, tirandomi su dei peker. Apriamo anche un tiro facile che ci porta sulla grande cengia mediana e li ci rendiamo conto che dove volevamo continuare ad aprire ci sono gia dei fix. Rimaniamo di sasso e il morale si abbassa, non capiamo che cosa siano, iniziamo a girare per la parete per capire da dove vengano questi tasselli e perché non siano relazionati su nessuna guida .
Capiamo che al di sotto non c’è assolutamente nulla e che è una linea che nasce da metà parete, quindi sicuramente una delle troppe vie aperte dall’alto e probabilmente lasciata incompiuta. Non che ci sia nulla di male ad aprire una via dall’alto, ma visto che su questa parete come in altre, così selvaggia, impervia e affascinante (che merita sicuramente di essere percorsa da vie di un certo valore e concezione) ce ne sono già troppe, mi sento di pronunciarmi in merito affermando che aprire una via dall’alto e riempirla di fix elimina del tutto il valore dell’apertura trasformandola in nient’altro che un lavoro di carpenteria o poco più, eliminando del tutto la ricerca di avventura e di ingaggio, cose che dovrebbero cercare tutti quelli che vogliono essere chiamati alpinisti.
Decidiamo quindi di scendere e dormirci su per ragionare sul da farsi.
Nei giorni successivi cerchiamo di informarci e reperire informazioni su questa via fantasma, chiediamo a chi scrisse le guide e a chi ha aperto le vie su quelle pareti, ma nessuno sa dirci cosa siano quei fix vecchi e arrugginiti sospesi a metà parete.
Alla fine ci ripresentiamo lì dopo un’altra settimana e decidiamo di continuare ad aprire ma evitando i fix, prendiamo di petto gli strapiombi che avevamo sopra la testa e apriamo un altro tiro.
Purtroppo Alessio in questo periodo sta frequentando un master a Milano, quindi i suoi impegni al Nord lo hanno portato lontano da casa e non abbiamo potuto continuare ad aprire nei giorni successivi.
A Marzo invece decido di continuare ad aprire con qualcun altro (col benestare di Alessio) e in altri due giorni riesco a finire la via con Mattia Sette e Luca Maruffi che, hanno sopportato gentilmente le mie difficoltà mentre aprivo con fatica le ultime lunghezze, tra imprecazioni e scene rocambolesche.
Insomma una creazione lunga, piena di problemi, incognite…tutto solo per provare l'ebrezza di disegnare una linea su una parete, per dare concretezza ad un'idea, per giocare a far finta di produrre qualcosa di importante. Fesserie che poi in fondo sono solo nella mente di noi scalatori.
L'unica cosa che forse poteva avere dei veri contenutimi e che mi era chiara fin dall'inizio, era il momento finale, quello in cui devi dare un nome a quella creazione.
Il nome l’ho scelto per ricordare, spero per sempre, un ragazzo amico di tanta gente, che nessuno ha mai capito fino in fondo, e che ha deciso volontariamente di lasciare questo mondo per propria mano, un mondo troppo nero ai suoi occhi, scegliendo l’estremo gesto come “tentativo di migliorare la propria vita”, tirando fuori il “coraggio” che solo chi si sente totalmente sconfitto scopre di avere. Questo è l'unico modo, forse inutile e vuoto nei contenuti anche questo, che ho pensato di avere, per redimermi dalla responsabilità che ho (come credo molte delle persone che hanno avuto a che fare con lui) nei suoi confronti, e cioè l'indifferenza.
Ma come ha detto un mio amico di recente "il senno di poi è un pessimo compagno"

RELAZIONE
L1) salire le prime due lunghezze della via Regina Sole, allungando le protezioni e sfalsando bene le corde è possibile salirle con un unico tiro di corda) seguendo la linea di Fix. Arrivati ad una cengia sotto un muro strapiombante, non usare la sosta a fix con catena arrugginita, ma traversare poco a destra su sosta con vecchio fix e due chiodi. ( 6a, 45m)
L2) Salire il muro giallo e strapiombante (appena a seinistra del terzo tiro di “regina sole”) per 10 m circa, traversare a sinistra fino ad un chiodo e risalire fino ad una gengia erbosa dove si sosta (7a, 40m)
L3) traversare pochi metri a destra e salire poi dritti ad una grange cengia. (20m, 5a)
L4) salire dritti per lo strapiombo giallo, appena a sinistra della linea di fix arruginiti (linea ignota aperta dall’alto e mai completata) fin sotto ad un tetto (6c, 25m)
L5) traversare a destra, salire un diedro in progressione artificiale, per poi traversare ancora a destra per 5m su roccia precaria, abbassandosi almeno un metro, risalire verso un sistema di fessure dove si sosta (6b A0,30m)
L6) salire dritti sopra la sosta, traversare pochi metri a destra per poi salire su un diedro-rampa ( 6a, 20 m).
L7) salire dritti sopra la sosta, raggiungere e attraversare la grande cengia fin sotto il muro finale (5c, 25m)
L8) salire dritti sopra la sosta per pochi metri, salire in diagonale verso destra fin sotto un netto diedro fessurato, lo si percorre fino alla fine (6a, 25m)