I DUE SOLI (Sperlonga, Grande Muraglia)

Sono su Facebook e sto chattando con Alessio, ci confrontiamo su qualche idea di piccole avventura sulle pareti di Sperlonga. Lui, insieme a Davide, ha già aperto diverse vie qui e conosce molto bene tutta la parete.
Tra una disquisizione e l’altra mi rendo conto che, più o meno la metà delle idee che avevo io, ce le aveva anche lui e allora mi viene in mente…<porca miserie allora me devo pure sbrigà ad aprì sta via se no me la frega lui>. Fatto sta che più o meno una settimana dopo, con Eloisa siamo lì ad aprire i primi 3 tiri, che per fortuna non si rivelano molto problematici: non sono difficili, sono ben proteggibili e sono anche molto belli (o almeno a mio giudizio) e capiamo già che il risultato finale sarà molto interessante.
L’idea è di salire in apertura senza usare mai il trapano, se non alle soste, e visto che non ne eravamo provvisti e che da lì in poi la via sarebbe stata evidentemente più impegnativa, decidiamo di scendere e continuare un altro giorno.
Poche settimane dopo riusciamo a ritornare a Sperlonga, questa volta muniti di trapano e fix … Lo zaino è più pesante, ma ce lo trasciniamo dietri con una corda di servizio.
Saliamo velocemente i primi tre tiri e dedichiamo il resto della giornata per aprire le restanti lunghezze, per me molto impegnative, che passano sui tetti e strapiombi sovrastanti.
L’ultima sosta l’abbiamo allestita al buio. Da li ci siamo calati in doppia fino alla base della parete per poi ritornare alla macchina e tornare a casa.
In quel periodo stavo leggendo un libro bellissimo che mi ha regalato proprio Eloisa, “Goretta e Renato Casarotto: una vita tra le montagne”, che parla della storia di Goretta e Renato, una coppia in montagna e nella vita quotidiana. Lui, uno dei più grandi protagonisti dell'alpinismo mondiale negli anni '70 e '80. Lei, la moglie, una donna che non ha mai voluto definirsi "alpinista", sebbene sia stata la prima italiana a giungere sulla vetta di un "ottomila", il Gasherbrum II, e abbia sempre avuto un ruolo cruciale nelle spedizioni extraeuropee di Renato. La loro è stata una storia fuori dal comune, nella quale si si alternano sogni, aspirazioni, grande alpinismo e la condivisione totale di ogni momento di vita tra le grandi montagne delle Alpi, delle Ande, dell'Alaska e dell'Himalaya.
Su questa storia è stato scritto e messo in scena uno spettacolo teatrale intitolato “i due amori” di cui Gogna parla nel suo blog nell’articolo “i due Soli Di Renato Casarotti”, allora ho deciso di chiamare la via proprio I DUE SOLI.
Sì lo so … sicuramente non ve ne frega niente e avrei potuto scegliere 600 nomi altrettanto belli, senza costruirci dietro chi sa che ragionamento, ma io ve lo dico lo stesso.
La linea è un po’ forzata nella sua logica, per renderla il più possibile autonoma dalla vicina via “il grado non esiste”, con la quale ha una sosta in comune.
Gli unici fix usati sono presenti solo nelle soste, non è stato lasciato molto materiale in via, se non qualche chiodo e cordoni, ed è consigliata la ripetizione in artificiale del penultimo tiro (che in libera potrebbe essere 7b).
Non stiamo parlando di grande alpinismo ovviamente (questo non lo si può trovare a Sperlonga) ma per un eventuale ripetizione della via in questione, è necessaria una buona consapevolezza dei propri mezzi e una consolidata esperienza in un’ambiente di avventura come quello della “grande muraglia”.

MATERIALE: set completo di friends, dadi e martello, 1 cliff, staffe, cordini, fettucce, 8/10 rinvii

ACCESSO: Dal parcheggio del ristoro “Da Guido” (il mozzarellaro), si raggiunge il settore “Castello Invisibile”, oltre il quale ci si porta davanti la “Grande Muraglia” seguendo tracce di sentiero non molto tracciato e percorrendo a mezza costa il pendio di erba e cespugli. Quando il sentiero va in discesa si incontra l’attacco della via “Utopia” (segnalato a parete con pennarello) che va superato di 30m circa. L’attacco della via “I Due Soli” è 2 m a destra di un diedro segnalato da un omino in pietra e un chiodo e 3 m da terra

RELAZIONE: L1: risalire la placca fessurata a destra di un diedro erboso (2 chiodi) fino ad un ampia cengia con alberi dove si sosta (clessidra). (5°, 25m)
L2: percorrere il diedro a destra della sosta per 3 m e poi seguire la fessura che prima traversa nettamente a sinistra (2 chiodi e una clessidra) e poi porta dritto ad una piccola cengia con cespugli dose si sosta (1 fix, 1 chiodo). (6°, 35m)
L3: seguire la fessura fino ad una nicchia con cespugli (2 chiodi), superare la nicchia lungo una fessurina diagonale (1 chiodo) e continuare dritto fino ad una cengia (clessidra) (non seguire la linea di fix sulla sinistra di “il grado non esiste) per poi traversare nettamente a sinistra raggiungendo un camino (clessidra) che porta in cima ad un piccolo pulpito dove si sosta (fix e spuntone). (6a+, 45m)
L4: salire dritti lungo i due tetti seguendo una fessura (1 chiodo, 1 clessidra) per poi uscire in placca dove si sosta (2 fix). (6b A2, 25 m)
L5: traversare 2 m a destra fino a raggiungere un chiodo visibile dalla sosta, da qui superare gli ultimi strapiombi seguendo una leggera diagonale verso sinistra (2 chiodi) fino ad uscire sul promontorio dove si sosta (1 fix, 1 clessidra). (6b+, 10m)

DISCESA: le soste sono attrezzate per la ritirata, ma è consigliata la discesa lungo il sentiero, che dal promontorio riporta alla via Flacca.