DIEDRO DEGLI ANGELI

DIEDRO DEGLI ANGELI (Tiziano Cantalamessa, Alberigo Alesi 1986)
Pizzo del Diavolo, Monti Sibillini

Il primo racconto del mio nuovo blog parla di una salita alla quale tengo molto, un po’ per il valore storico che ha, un po’ perché è stata aperta da un personaggio che mi ha sempre ispirato, con tutte le grandi salite che ha fatto in giro per il mondo, un po’ perché si trova in un territorio al quale sono molto legato.

Quegli anni in cui è stata aperta la via, Tiziano Cantalamessa (guida alpina di Ascoli Piceno e grande alpinista) si è dedicato molto ai Sibillini e il Diedro degli Angeli rappresenta un salto di qualità con il suo VII grado, difficoltà che probabilmente per la prima volta viene introdotta in questa montagna.
La via non è indipendente; i primi 2 tiri e gli ultimi 5 sono in comune con la vicina Florio-Calibani; i 3 tiri centrali, poco più di 100 m, possiamo dire che più che altro sono una variante diretta e molto più dura della stessa.
Era già diverso tempo che immaginavo la salita, raccogliendo informazioni su internet, e ad ottobre del 2016 (a pochi giorni dal terremoto che ha devastato quelle terre meravigliose) decido insieme a Giulia di andare a ripeterla e ci organizziamo per andare a dormire la sera prima a casa mia, a Foce Di Montemonaco, che si trova proprio lì vicino (oramai distrutta dalle successive che ci sono state poche settimane dopo)
Partiamo il giorno dopo anche con Luca, che si è aggiunto all’ultimo, mi sono sempre piaciute le cordate da tre, si chiacchiera tanto, ci si diverte di più, c’è sempre uno che fa tante belle foto, lo zaino pesa un po’ meno…
Decidiamo di partire dal versante di Castelluccio e lasciamo la macchina al parcheggio di Forca di Presta alle 7.00, per salire verso il bivacco Zilioli e scendere verso il Lago di Pilato (un lago di origine glaciale assolutamente unico nel suo genere) e in poco più un paio d’ore arriviamo all’attacco della via.

Il tempo di bere un goccio d’acqua, mettersi addosso l’attrezzatura, guardare la relazione e dire due stupidaggini, e attacchiamo la via. Non siamo velocissimi già dal primo tiro, la roccia non è delle migliori, sempre rotta e un po’ muschiata.
Parte Luca per un paio di tiri di IV , ma mi lascia subito il comando per i successivi 3 tiri, che sono quelli più duri.
Il tiro di VI è sottogradato, ma vola via liscio, ma i due tiri successici sono ben altra storia; il diedro del tiro chiave (VII, A1 oppure VIII/VIII- in libera) è molto bagnato e piano di muschio, e la libera è improponibile per me, ma alla fine ne esco indenne tirando con fatica alcuni chiodi presenti; anche il tiro successivo mi impegna molto, nonostante sulle relazioni venga gradato VI (io rilancerei a VII- minimo! ) , la roccia era veramente pessima (probabilmente a causa del terremoto) e ho rischiato di volare almeno un paio di volte per colpa di qualche appiglio e appoggio volante.
Dopo questa sezione, ci portiamo sugli ultimi metri di III e IV (che facciamo in conserva), che giulia non scorderà tanto in fretta, perché nella mia sbadataggine gli ho tirato, dritto sulla coscia, un bel sassetto delle dimensioni di un pallone da calcio (probabilmente mi sta ancora ringraziando per questo regalo).
In cima, con tutta calma, rimettiamo i ferri negli zaini e scendiamo per il morbido sentiero, verso la macchina alla quale ritorneremo dopo il tramonto (in quel periodo le giornate sono più corte) verso le 19.00, stanchi ma molto soddisfatti dopo una giornata impegnativa, al di fuori dei soliti affollatissimi posti.