COMANDATE MASSUD

LE PARETI DI CUI NON PARLA NESSUNO

PIZZO DEL DIAVOLO, PARETE EST, CASTELLO
Paolo Caruso e C. (2002)
280m, 11 L, 7c e A2+ (ob. 6b/c e A2+)  S2

In Appennino centrale esistono una serie si pareti e di montagne di cui non si parla perché sono probabilmente finite nel dimenticatoio degli alpinisi, o peggio vengono snobbate.
Si sente parlare solo di Corno Piccolo, Corno Grande e Pizzo Intermesoli e oramai in questi luoghi ci sono 5 o 6 vie che in certe domeniche estive diventano impraticabili per quanto sono frequentate da arrampicatori sfaticati, inesperti e senza spirito di esplorazione o di avventura.
Grave errore, perché al contrario di quello che credono tantissime persone, per fare alpinismo non esiste solo L'Abruzzo e il Gran sasso dalle nostre parti; le Marche sono come un tesoro nascosto, fatto di pareti rocciose che non aspettano altro che esser scalate, in particolar modo nei Monti Sibillini, e tra queste c'è sicuramente Pizzo Del Diavolo.
Come ho scritto nel primo racconto del blog, sono molto attaccato a questi luoghi perché qui ho passato una buona parte della mia infanzia. I miei genitori quando erano giovani e pazzi come me, si innamorarono di un paesino sperduto tra queste montagne (ma non per questo sconosciuto) che si chiama FOCE, una frazione di Montemonaco; un luogo dove l'unica attività commerciale è la "Taverna Della Montagna" (bar, ristorante e albergo) e dove le persone che vivono qui tutto l'anno si contano con le dita e dove ci sono più pecore che cristiani. L'atmosfera è accogliente e la natura è prorompente e Mamma e Papà comprarono una vecchia stalla e ne ricavarono una bellissima casa che purtroppo è stata semi distrutta dal terremoto (non in maniera irreversibile per fortuna).
Torno spesso qui perché è il mio luogo dell'anima, dove ho lasciato un pezzetto del mio cuore di bambino.
Questa volta sono con Mattia Beltrame, un amico conosciuto da poco ma che mi va molto a genio e con il quale ho diverse cose in comune, o almeno così mi pare.
Dormiamo a Forca di Presta nel suo furgone, ci svegliamo alle 6.00, facciamo colazione, ci prepariamo e ci incamminiamo per il sentiero che cammina lungo i bellissimi pendii verdi e pieni di fiori, ai piedi del Monte Vettore, sopra la Piana di Castelluccio.
in 2 ore siamo ai famosi Laghi di Pilato e quindi poco dopo anche all'attacco della via. Il tempo di Cambiare assetto, mangiare, bere ed evacuare e siamo pronti a partire.

La via è stata aperta dal basso da Paolo Caruso, guida alpina romana anche lui, nel 2002 insieme a vari compagni, ed alterna tratti di arrampicata tecnica in placca, strapiombi molto faticosi e tiri in artificiale dove sono necessari skyhook e staffe, la roccia varia molto da gialla molto marcia a grigia super compatta, l'ingaggio è importante ma non è mai pericolosa e sempre ben protetta a fix.
Parto io per il primo tiro, è facile ma bellissimo, la roccia compatta e con un grip incredibile.
Dal secondo tiro in poi la via inizia a mettere in chiaro le regole; la roccia è scagliosa, una presa su 4 va bene e la verticalità è assicurata. Fatto sta che qualche bel volo non ce lo toglieva nessuno quanto le tacche o gli appoggi venivano giù senza preavviso mentre sbuffavamo tra un movimento e l'altro; per non parlare del tiro di A2, una delle relazioni che avevamo parlava di due passi su cliff, niente di preoccupante direte voi, peccato che l'ho fatto io quel tiro, che sono alto 1,68 m, le cliffate infatti, siccome non sono abbastanza alto da arrivare ai buchi giusti, sono diventate 5 di cui 3 su dei buchini così svasi che ancora non mi capacito di come possa non essermeli tirato in faccia quegli skyhook maledetti.
Arriviamo al cengione a 2/3 di via, da qui iniziano i tiri più belli, il primo di questi su uno strapiombo dove si scala principalmente con incastro di tallone, e gli altri su placche grige verticali a buci, solcate da rivole  svasissime. Arrivati in cima al castello buttiamo giù le corde per le doppie, sostituendo un paio di cordoni marci con del kevlar nuovo, e con 4 calate ci ritroviamo a terra, velocemente rifacciamo lo zaino, risaliamo al bivacco Zilioli per poi ritornare alla macchina.
Ci stringiamo la mano in segno di stima reciproca e ci dirigiamo di corsa a Pretare (paese martoriato dal sisma), dove si è trasferita l'attività del Rifugio degli Alpini di Forca di Presta, ma che è stato dichiarato inagibile.
Fettuccine ai funghi porcini, agnello, patate al forno, vino e 4 chiacchiere, il modo migliore per concludere la giornata prima di rimontare in macchina verso Roma.

TRA LE FOTO TROVATE UNO SCHIZZO DELLA VIA PRODOTTO DA ME CON LE MIE OPINIONI SULLE DIFFICOLTA'
PER REPERIRE LA RELAZIONE SCRITTA TIRO PER TIRO, RIFATEVI ALLA GUIDA "MARCHE MULTIPITCH".