SPERONE BUMILLER (Piz Palu)

BUMILLER PFEILER

VI / V a0,  75° 800m TD
Piz Pal
ü 3906m

E’ fine agosto 2021, il maledettissimo virus continua a metterci i bastoni fra le ruote, io ed Eloisa abbiamo qualche giorno libero e vogliamo andare a scalare da qualche parte, in cerca di avventure lontane.
Non abbiamo ancora la seconda dose del vaccino (prevista la settimana successiva) quindi non abbiamo il green pass, e questo ci limita molto perché non possiamo prendere aerei e traghetti, in Francia, Spagna, Austria e Slovenia non possiamo entrare, idem per le funivie e non possiamo prenotare alberghi praticamente da nessuna parte.
Navigando su internet in cerca di info e speranze, capiamo che forse in Svizzera le regole sono meno stringenti e troviamo anche un numero di servizio del ministero del turismo svizzero; digitiamo il numero senza troppe aspettative sul fatto che il ministero avrebbe perso tempo a rispondere alle domande di noi due, ma il nostro scetticismo viene smentito in men che non si dica dalla risposte chiare, semplici e in lingua italiana alle seguenti domande:
“salve serve il vaccino, il tampone o il greenpass per entrare in Svizzera dll’Italia?”
“NO”
“e invece per le funivie?”
“NO”
“per gli alberghi?”
“NO”
Incredibile.  Praticamente era come se non ci fosse il dannato virus lì su.
E allora VIVE LA SUISSE; prepariamo gli zaini, montiamo in furgone e partiamo verso nord.
Non abbiamo programmi precisi e mentre siamo in autostrada mi viene in mente il racconto del mio amico Lynn che qualche anno prima andò proprio in svizzera con degli amici del corso guide, salendo sul Piz Palü (gruppo del Bernina) per lo sperone Bumiller.
Dopo qualche ora di macchina arriviamo alla base della funivia del Diavoleza, saliamo e raggiungiamo il rifugio omonimo e lì ceniamo e dormiamo.
Il giorno dopo sveglia presto , colazione veloce e via; scendiamo per pietraie e ghiaioni sul ghiacciaio, lo attraversiamo senza problemi, entriamo nel canalone a destra dello sperone e passiamo veloci tutta la prima parte delle seraccate da cui è tormentato, e raggiungiamo il filo di cresta. Qui ci aspettano 8 tiri di corda, sempre molto lunghi, per affrontare la parte finale dello sperone, qui la roccia è spesso verglassata è c'è neve sulle cenge quindi non siamo molto veloci e alterniamo scarponi e scarpette all'occorrenza.
Con Elo ho gia scalato vie difficili, anche molto piu difficili di questa, ma per lei è la prima volta in un ambiente del genere, dove serve tutto il materiali (ramponi, scarpette, friends, viti ...) ed è stata davvero brava ad adattarsi alle varie situazioni (roccia, neve, seracchi, crepacci...) senza nessun problema.
Per fortuna la giornata è relativamente fredda e i seracchi circostanti non si fanno sentire con molta frequenza, il che ci fa sentire molto più tranquilli per il superamento della seraccata finale, che incombe proprio sopra le nostre teste quando le rocce lasciano il posto al ghiaccio verticale.
A questo punto siamo circondati da una nebbia molesta che ci costringe ad una “navigazione” alla cieca per raggiungere la cima, ma per fortuna la traiettoria da seguire è molto intuitiva.
oramai dobbiamo solo seguire la via normale lungo il ghiacciaio e ritornare a valle, Stanchissimi ma Felicissimi.

Le salite degli speroni, stranamente vennero effettuate con difficolta decrescenti e precisamente:

la prima più difficile, la seconda un po' meno difficile e la terza la più facile. Il 1° settembre 1887 venne salito lo sperone centrale,  che è il più difficile, da HANS BUMILLER (militare corazziere dell’esercito tedesco, da cui ne prese il nome), MARTIN SHOCHER, JOHANN GROSS,CHRISTIAN ZIPPERT (tutte guide alpine). La salita fu possibile dopo che lo stesso Bumiller rese pubblico un testamento a favore delle famiglie delle guide, per il caso fosse accaduta una disgrazia.

Il 31 Luglio 1899 venne salito lo sperone occidentale m. 3881 che prese il nome della guida

ZIPPERT CHRISTIAN, in quanto aveva partecipato alla prima salita dello sperone centrale nel 1887 diventando famoso.

Dopo pochi giorni, il 22 Agosto 1899, venne salito lo sperone orientale m. 3823 al quale le guide diedero il nome di MORITZ VON KUFFNER che le aveva ingaggiate.

Passò molto tempo prima che il Palù approdasse nuovamente alla cronaca alpinistica. Ed è solo nell’inverno del 1964, evidentemente per le buone condizioni del tempo, che vengono saliti nel mese di gennaio tutti e tre gli speroni da parte di cordate lombarde.

Avvicinamento: dal rifugio diavolezza scendere per tracce sul sottostante ghiacciaio [è meglio studiarsi il percorso il giorno prima con la luce] e raggiungere con percorso non obbligato il piede dello sperone [1h].
Descrizione: La via è idealmente suddivisibile in tre parti.
-Prima parte: si risale l’ampio canalone tra lo sperone centrale e quello di destra [via zippert]. superata nei punti deboli la prima fascia di seracchi [60° con qualche breve tratto più ripido], si punta verso sx la cresta rocciosa a monte dell’evidente gendarme roccioso [II/III]. Si segue per 2 lunghezze la cresta [III] che, con percorso non obbligato, conduce al facile crestino nevoso mediano da risalire interamente fino alla base del salto principale. Sosta da attrezzare.
-Seconda parte:
1° tiro: risalire le placche grigie fessurate e appoggiate a sx dello spigolo nei punti deboli [numerosi chiodi e cordini] fino a sostare su un fix con maglia rapida. [IV, 50-55 m]
2° tiro: seguire il sistema di fessure sovrastanti la sosta [chiodi e cordini] fino a qualche metro sotto un’evidente strapiombo con cordino. Sosta su un chiodo rinforzabile con friends. [IV, 45-50 m]
3° tiro: risalire la fessura fino allo strapiombo e superarlo [cordino + friend incastrato]. Salire fino ad un chiodo e traversare a sx fino ad un terrazzino con 2 chiodi su cui si sosta. È eventualmente presente un’altra sosta su due chiodi 2 metri a sx. [V, 45-50 m]
4° tiro: alzarsi sulle placchette sovrastanti la sosta fino a prendere un chiodo visibile dalla sosta. Seguire ora la fila di chiodi verso dx che conduce sotto l’evidente tetto [friend incastrato]. Traversare 5 metri a sx fino alla sosta, rinforzabile, su due chiodi. [VI, 25 m]
5° tiro: traversare qualche metro a sx [chiodi] e superare il tetto nel punto più facile [chiodo]. Seguire la rampa sotto il filo dello spigolo verso sx [qualche chiodo] fino ad un intaglio sullo spigolo. [IV, 50-55 m]
6° tiro: seguire il filo della cresta o qualche metro sotto essa fino ad un profondo intaglio [chiodo]. Superarlo e sostare qualche metro dopo su tre chiodi presso un terrazzino da cui parte verso dx una fessura. [IV+, 35-40 m]
7° tiro: seguire la fessura [chiodi] e proseguire sul filo della cresta fino a una sosta. [V+, 50-55 m]
8° tiro: seguire il filo della cresta [qualche chiodo] fin sotto il grande seracco finale. Sosta su due chiodi qualche metro sotto di esso sulla sx [III, 55-60 m]
-Terza parte: con un tiro delicato di misto si traversa sotto il seracco su ghiaccio fino a delle rocce chiodate [doccia gratuita!] che si superano verso sx. Sosta su viti da ghiaccio al termine del traverso. Si prosegue ora sul pendio di neve e ghiaccio sovrastante: inizialmente inclinato a 70° si fa via via più appoggiato fino ai plateau nevosi sommitali. Si aggira a sx un’altra seraccata e si prosegue fino in vetta aggirando verso dx un enorme crepaccio.

Discesa: dalla vetta traversare facilmente seguendo la cresta fino al palù orientale. continuare a seguire la cresta est della normale fino a un colle e da qui scendere lungamente sul ghiacciaio seguendo le tracce della normale (attenzione crepacci allucinogeni!) fino al plateau alla base degli speroni. continuare sulla dx fino alla morena che si risale faticosamente e da questa facilmente al rifugio diavolezza